Dio, vorrei cantare come Shakespeare
d’amore e guerra, e vita e morte,
con alte parole che suonino in eterno;
saper discutere con dovizia d’argomenti
di politica e cronaca mondiale;
vorrei scrivere con arguzia e bello stile
di massimi problemi e massimi sistemi;
trattare brillantemente d’ogni cosa,
riuscire interessante, simpatico e alla moda.
Invece sono qui che penso ad ogni istante
che devo fare in fretta a uscire da ‘ste stanze
prima di perdere anche l’ultima speranza
di risolvere un piccolo problema, una mancanza,
ossia scovare in fretta, o meglio adesso
un nuovo scopettone per il cesso.
E insomma la morale è quella nota:
per quanto io mi sforzi di vivere da favola,
(già ammonisce crudele la metafora)
per quanto in mille attività io mi disperda,
finisco sempre nella merda.