Secondo me c‘è una cosa da dire, sui blog. Sarà stata già detta e ridetta da mille persone, ma è giusto che ognuno riscopra l’acqua calda da sé, sennò non è vera esperienza.
Ebbene la cosa da dire è che il blog, di per sé, stufa. A differenza di un libro, o di un film o di qualunque altra cosa ‘finita’, il blog di per sé non ha fine. E’ un diario aggiornato con maggiore o minore frequenza ma senza termine ultimo. Che se ci pensi è una cosa anche un po’ inquietante. Della serie: un blog muore, in pratica, quando muore il suo tenutario (ed è una cosa che avviene continuamente, infatti.)
E quindi –e lo dico da lettore– hai un bell’inventarti cose nuove, o nuovi temi, ma alla fine è proprio la tua voce che stufa. Che non risulta più nuova.
Lo stesso stile di scrittura che hai adorato in un romanzo dopo due o tre anni ti verrebbe a noia su un blog. Puoi essere lo scrittore (o il conversatore, o il divulgatore) migliore del mondo, ma dopo un certo numero di mesi persino i tuoi fan più sfegatati avranno voglia di novità .
E allora?
E allora niente, è solo che sto cercando di rendermi conto del perché questo blog è diventato sempre più silenzioso, meno personale, meno ‘sentito’ e profondo.
Un po’ la cosa ha a che fare con la solita legge universale della rete, per cui più persone che conosci ti leggono, meno sarai portato a parlare di te.
Un po’ è anche una conseguenza di questa “legge della noia progressiva” di cui si parlava. Dopo un certo numero di anni (e qui son più di sei) ci si annoia anche da soli.
E poi c‘è che questa mia vita sta diventando molto più prevedibile di com’era prima. Non che sia un male, anzi: mi sento bene. Solo mi sento meno portato al cazzeggio tipico di queste pagine.
Forse è questo il grande vuoto a cui rispondono i social network come facebook: dopo che hai tenuto banco a sparar cazzate per anni, l’unica cosa che hai ancora voglia di comunicare è che stai andando a mangiare un gelato con gli amici, e allora twitter basta e avanza. E’ possibile che tutti noi si abbia solo un ammontare finito di tempo e voglia da dedicare al blog, e che quest’ultimo sia destinato col tempo a trasformarsi in una pallida traccia della nostra vita quotidiana.
Mettiamola così: se il blog fosse una mappa, una piantina della nostra esistenza, renderla via via sempre più grande, sempre più simile all’originale, non la renderebbe inutile? Inevitabile allora ripiegare su twitter et similia: sintetiche coordinate che indicano la nostra posizione, dove siamo e come stiamo.
Quand’era piccolo mio fratello si annoiava a guardare il telegiornale (la visione era imposta, perché si andava dai nonni e si stava tutti insieme in soggiorno a guardare la tv)e un giorno sbottò: “Uffa, ma non finisce mai questa serie?”
Ecco il blog è come il telegiornale, non dovrebbe finire mai – non a caso si chiama “blog” – e secondo me deve continuare ad esistere anche a rischio di diventare noioso. Perché parlare delle nostre esistenze non significa per forza parlare dei nostri fatti intimi. Il blog ci è stato dato per dire la nostra su quello che accade nelle nostre vite ma anche nel mondo. Ha più senso di Twitter e di Facebook, perché di quello che stai facendo ce ne frega poco ma di quello che pensi sicuramente no.
Anche i migliori romanzieri alla fine stufano. Diventano ripetitivi, un po’ scontati e se non si rinnovano (cosa molto difficile) alla fine pensi sempre che il loro romanzo migliore sia il primo che hai letto. Penso che il blog abbia la funzione di tirar fuori quello che hai da raccontare, ma poi alla fine, quando quello che avevi da dire lo hai detto, rischi di continuare a scrivere solo per il tuo pubblico. Francamente, se non ti pagano per farlo, non ne vale la pena.
Ubu, siam sempre sulla stessa lunghezza d’onda.
Io ho chiuso il mio blog settimana scorsa, non perché ci fosse una riduzione di accessi o di attenzione.. ma per il seplice fatto che mi ero (anzi, sono) stancato io.
Un gioco divertente,
uno spazio per comunicare e scambiare opinioni, un pezzo di mé alla portata di tutti durato due anni.
Ma ora stop, “ho voglia di nuovo”, di qualche cosa che vada oltre a monologhi commentati.
Sia chiaro, non so ancora bene cosa.
Ma so che non era il mio blog.
Oh! Tu però non smettere eh!
Un beso
Simon
Ubu, diciamoci la verità : il problema non sono solo i Blog. Se anche non comunichi al mondo via twitter o affini che vai a prendere un gelato con gli amici, tu il gelato lo gusti lo stesso, o no? E gli amici pure, o no? Il fatto è che tutto sto’ meraviglioso ambaradan della Rete che da rapido strumento per scambiarsi informazioni o idee si è trasformato in un pippificio autoreferenziale, fino allo sfinimento specie dei pionieri e dei protagonisti più brillanti. Sentiamoci più spesso per telefono e sopratutto vediamoci di persona, credimi è meglio! :)
Per fortuna esistono disturbi come la personalita’ multipla. :)
Quello che dici ubu e’ molto vero. Ma sono i blog che si stanno “stancando”, come formato.
Facebook e’ piu’ immediato, il microblogging pure. Ma in molti casi c’e’ molto meno di chi scrive dietro. C’e’ – per assurso – meno personalita’, meno qualita’? O sono solo un disfattista io?
(perdona gli accenti mancanti, maledette tastiere inglesi)
Ti capisco, ma la mia esperienza è diversa. A me pare che Twitter abbia liberato il blog dalle minuzie del contingente. Poi ovviamente ognuno a casa propria etc.
Sarà che quando ho iniziato a bloggare (e sono sei anni pure per me) ero molto giovanotta ma è una soddisfazione vedere come è quanto è cambiato,- grazie al cielo!- il mio modo di scrivere/affrontare le cose. E’ vero: spesso delle cose ci si stanca. Ma succede anche che, dopo un periodo di pausa, ti prenda la voglia di ricominciare.Un po’ come i ritorni di fiamma con un vecchio partner… :)
non lo so, è vero che molte volte i blog alla fine stufano, e che finisce che ci sono solo poche persone che conosci che lo leggono e allora le cose che vorresti dire gliele puoi dire anche di persona che è meglio, però è anche vero che alcune persone le scopri grazie al blog, e sono persone che non avresti mai conosciuto se no. ecco, per me è quella la cosa buona del blog.
poi il tuo blog mi pare bello (sono arrivata or ora, eh, non ti stuferai proprio adesso!!!)
e’ il che motore devi essere tu stesso. per te stesso. la creativita’ e’ prima di tutto una attivita’ personale. si compone, si scrive, si crea perche’ si ha un bisogno, una necessita’ interiore di farlo. che poi ci sia chi vede, ascolta e apprezza viene dopo.
Comunque.. pur non seguendoti quotidianamente, ogni tanto ricapito a sbirciare. Buffo, vite che si evolvono e trasformano, ma se terrai aperto questo piccolo spazio ogni tanto ci tornero’ sempre volentieri.