Sto scrivendo a mezzanotte e mezza da questo residence in riva all’Arno dove siamo tenuti come uccellini addomesticati. Ogni sera ci fanno uscire, ci buttano su un palco e ci fanno cantare: nelle peggiori condizioni possibili.
Se non avete mai avuto a che fare con quelle istituzioni che sono i Teatri, le Orchestre, gli Agenti, i Direttori, i Direttori Artistici e i Maestri tutti in genere, beh non avete idea di che ambientino sia.
Noi siamo abituati a cantare a quattro voci in acustiche che ci sostengono grazie al loro naturale riverbero: è il mondo della musica antica a cappella.
Qui abbiamo a che fare con tutta un’orchestra, e quindi con i microfoni. Non avete idea delle difficoltà . Non solo tecniche, ma proprio di mentalità . Il commento che ci viene fatto più spesso è: ma non potete cantare più forte?
Significa non aver capito niente. Ma proprio niente, del nostro mondo, e del nostro modo di fare e di intendere musica. Non solo, ma qui prima del concerto si fanno un paio di prove e via andare, mentre la nostra normale spigliatezza è frutto di prove ossessive.
Insomma stiamo cercando di dare il meglio in condizioni di stress niente male.
L’altro lato della vicenda è che –in fondo– questo ogni tanto è pure stimolante e divertente.
E in più, a parziale smentita di quanto scritto sopra, i signori professori d’orchestra che girano con noi in tournée sono davvero persone meravigliose. Loro.
Per il resto il vero cruccio è di non aver libero accesso a internet se non ogni tanto, e di non aver ancora fatto nessun regalo di Natale. Solo che l’ultimo concerto l’abbiamo alle sette del 24. Non ce la farò mai.
Ci sentiamo prima di Capodanno, mi sa.
Oh Macki, una volta avevi tanti dubbi importanti e molte buone idee.
Da un po’ hai mute certezze e stridule lamentele.
En tout cas buon natale e buon anno, picciri’
zamba
Sig. Zetavù, lei è un po’ crudele. Ma non escludo che abbia ragione. Auguri anche a lei.