Somma che l’altro giorno stavo lì a guardare l’intervista di sto nuovo presidente americano che ora tutti ne parlano come del nuovo messia (e invece speriamo che se la cavi perché è ora che comincia il bello.) E mentre guardavo l’intervista pensavo: cacchio che differenza di toni. Sembra quasi una persona intelligente, uno che ha delle cose da dire in modo pacato e riflessivo. Con una moglie tosta e spiritosa a fianco. Sembrano persone normali. E invece si trovano in una posizione che ha cambiato l’america per sempre.
E poi nei commenti ho letto uno che si firma tbplus7 e che dice:
In the midst of an economy failing, our troops fighting terrorism, a global environmental crisis, etc., I have NEVER felt so comforted, calm, secure, hopeful, enlightened & empowered as I am now, listening to this wonderful man who will lead our country. His intelligence, honesty, integrity, endearing sense of humor, and don’t forget that smile! You can’t fake this stuff. God Bless Obama & his beautiful family.
E la parola che mi colpisce, a prescindere dal contenuto –anche un po’ retorico– è questo “empowered”.
Com‘è che lo tradurresti? “Sento che conto qualcosa, che ho un’importanza.” Qualcosa del genere? Non importa, quel che importa è che è l’esatto contrario di come ci si sente qui ora. Qui dove ti cascano le braccia e le palle a vedere ancora, dopo anni, sempre la stessa gente che dovrebbe stare in galera sedere al governo o in parlamento, festeggiare ingozzandosi delle spoglie dello stato, qui dove suggerire che la politica è servizio fa ridere ad alta voce, qui dove il fascismo non solo è tornato, ma peggio: è tornato di moda come fosse una sciarpina, qui dove all’opposizione c‘è uno che è come se non ci fosse, qui dove non c‘è ricambio generazionale, qui dove la ricerca viene uccisa ogni giorno e gli scienziati migliori scappano, qui dove invidio chi si sta facendo una vita all’estero. “Mi cadono le palle”: ecco il contrario di empowered.
Per di più circondati da quelli che ti dicono: “parli male di uno ma gli altri sono uguali” o: “che ti lamenti a fare tanto fanno tutti così.”
Comincio a temere di me: ho sempre sospettato il peggio di chi ha bisogno dell’uomo forte. Ma comincio ad aver bisogno dell’uomo onesto. Quello che saprà convincere la gente a dire: ok, è stato tutto orribile. Ora ci rimbocchiamo le maniche e torniamo a essere un paese serio. Infatti conto sulla terza o quarta generazione di immigrati: un presidente del consiglio chessò senegalese, onesto e gran lavoratore, potrebbe essere la nostra unica speranza.
standinovation.