Quando si tratta di dar consigli agli altri sono sempre in prima fila. E non, credo, perché sono impiccione, anche se forse alcuni la penseranno altrimenti. Ma perché viste da fuori le aporie degli altri mi paiono sempre tanto più semplici delle mie.
Ovvio, spesso non ci azzecco per nulla, ma se gli amici riescono sovente a essere utili è proprio perché in generale, da fuori, i labirinti in cui ci dibattiamo sono perfettamente leggibili, e l’uscita è proprio lì davanti, così evidente, così facile da trovare. E gli amici si stupiscono di vederci invece prendere quella strana curva a destra e infilarci daccapo nel ginepraio assurdo in cui c’eravamo avviluppati, e ridar ancora una volta la stessa testata nello stesso muro, che ne porta il segno.
E in fondo solo un amico potrebbe esser cosciente di questi errori e continuare a esserci vicino, a sopportarci, ben sapendo che a sua volta anche lui spesso s’infila negli stessi corridoi senza uscita da cui l’amico è già più volte venuto a trarlo d’impaccio.
Così ogni tanto mi ritrovo, come stasera, a camminare per la città, stretti naso e bocca dentro la sciarpa, le spalle in tensione a proteggermi dal freddo e mi pare di non sapere chi sono, e cosa voglio, e dove vado. Ed è quella stessa gelida sensazione che conosco così bene. Come se potessi guardarmi intorno e dire: io qui sono già stato. E anche la scorsa volta ho perduto la strada.
Hai un bel daffare a segnarti la direzione giusta, ad ammonticchiare pietre che ti indichino, la prossima volta, la via. Basta un niente, una pianta cresciuta, un leggerissimo cambio di prospettiva ed ecco: quello snodo, quell’incrocio che tante volte ti ha già fatto perdere la bussola torna a essere nuovo, estraneo, disorientante. E un’altra volta ricominci a cercare.
Con il rassicurante sospetto, per di più, che l’uscita del labirinto in cui ti aggiri oggi sia solo l’entrata di un labirinto più grande il quale a sua volta è solo la casella di un altro labirinto, e così via all’infinito, in quell’interminabile cercare soluzioni e alternative che in fondo ci dà un senso e che per comodità chiamiamo vita.