La vita istruzioni per l'uso - article - Gesuita ma avvincente

il blog di ubu

Gesuita ma avvincente

Piacevoli, queste giornate sospese, che permettono di perdere ogni cognizione del tempo, finché non sai più né il giorno né l’ora.
Afflitto dalla solita tremenda laringite, sono un essere repellente e ripugnante: a ogni soffiata di naso è un fiume in piena di moccico che esonda da ogni fazzoletto per allagare la faccia, a ogni starnuto è un volar di catarro fra le mani onde alte grida d’orrore si levano da ogni parte, e soprattutto da me, che soffro a ogni respiro, quasi avessi braci ardenti in gola.
Così, languente e dolente e indolente, fuggo la compagnia de’ miei simili e mi rifugio in libri, letture piacevoli ed edificanti come il classico che oggidì mi tenne per l’appunto legato al mio letto fino alla una postmeridiana e che par voglia influenzare il mio stile vieppiù.
Ehm, meglio lasciar perdere questo modo ampolloso. Ma quale sarà per l’appunto il tomo che mi ha incuriosito e tanto avvinto? Niente Harry Potter, niente Wilbur Smith o altre cagate simili, no, il libro di oggi era Le mie prigioni di Silvio Pellico.
Pazzesco. Non avrei mai pensato potesse essere tanto interessante, invece una volta preso su, nella vecchia edizione rilegata del 1898 ereditata dal nonno, non ho più smesso.
Intendiamoci: è un’opera dall’intento dichiaratamente moralisteggiante, un’incitazione alla fede, all’umile rassegnazione alla provvidenza, un insegnamento morale dall’inizio fino alla fine, ma fra un “Oh, quanto mi sbagliava, oh quanto la fede mi avrebbe giovato ancora!” e frasi simili (che riproduco qui a casaccio, tanto per dire), quello che conta sono i tremendi dieci anni di prigionia, di cui sette o otto trascorsi al famigerato Spielberg.
E quando chiudi l’ultima pagina ti restano in mente certe scene, certi personaggi che manco il miglior cinema: il buon carceriere Schiller, che rese i primi anni allo Spielberg meno duri, il compagno di prigionia Maroncelli, che ebbe a soffrire in cella pene orribili e l’amputazione di una gamba, gli amici del Pellico che in incognito seguono la carrozza dell’amico diretta verso lo Spielberg e a una locanda si fanno passare per camerieri, entrano nella stanza con due materassi in mano, e ricacciando indietro le lacrime e l’emozione, si accontentano di stringere le mani al loro amico, sotto gli sguardi vigili degli “sbirri”.
Pellico fu accusato di essere un bigotto, dopo la pubblicazione, e in effetti il giudizio si finisce un po’ per condividerlo. Eppure le avventure raccontate sono così tremende e la scrittura tanto semplice che la lettura non ne soffre affatto, e in fondo nemmeno il giudizio storico sulla persona. Vorrei vederli i critici che gli davano dell’imbelle, avessero sofferto le stesse pene.
E’ pazzesco pensare a questo pacifico signorino acculturato, mite, che passeggiava con Foscolo al parco di via Venezia a Milano e frequentava i migliori cervelli d’Italia, che era celeberrimo in tutta la penisola per la sua tragedia in versi Francesca da Rimini (orrenda ma patriottica, dunque un successo), e immaginarselo improvvisamente sbalzato nel carcere più duro, fra freddo, fame, malattia, assoluta incertezza sulle sorti della propria famiglia (in tanti anni allo Spielberg mai una sola lettera gli fu mandata, ed è inumano, se ci pensate), con il terrore quotidiano della porta che si apre e del boia che entra, con la corda in mano per strangolarti.
Insomma, son contento d’averlo letto, via.

E siccome ho deciso di gettarmi a pesce su altri classici, profittando dei giorni di ferie, oggi ho comperato Al faro di Virginia Woolf e il Moby Dick nella traduzione di Pavese. Resta solo da darci dentro.

Macubu -   -  4 gennaio 2004, 12:36
  1. Ti sei lasciato fregare dal nome. La traduzione di Pavese è devastante, letta oggi. È datata. Non solo, rinchiude Melville nello studiolo bisognoso di ricambi d'aria di un intellettuale musone, atletico quanto Silvio Pellico, innamorato della franchezza di Melville, che per lui era esotica come le isole dei mari del sud, e da lui più lontana ancora delle Figi. Molto meglio la non artistica, quindi più fedele, versione di un tal D'Agostino Nemi, di Garzanti. Ciao ;-).
    Cinque
    04/01/2004 21:31
     

  2. Moby Dick va letto in originale, che diamine! Pavese sapeva l'inglese in modo assai approssimativo, e quando non capiva inventava a senso, spesso con trovate geniali ma comunque trovate sue. Sulla copertina bisognerebbe scrivere "Moby Dick di Cesare Pavese, liberamente ispirato a quello di Melville".
    creatura
    04/01/2004 22:08
     

  3. Oh, interessanti commenti. Allora, circa la traduzione di Pavese non mi sembrava maluccio: ne ho letto stamattina un'ottantina di pagine e mi piace molto. Ma comprerò l'edizione di Garzanti e farò il confronto, promesso. Circa la lettura in inglese, in genere non ho problemi ad affrontare volumoni (ho letto, in un momento di follia, tutto Mason&Dixon di Pynchon in inglese, e chissà quanto ne avrò capito), ma qui c'è tutto un gergo marinaresco, di bompressi e alberetti e sartie e dritte e babordo e tribordo e chiglie e chi più ne ha più ne metta, che in inglese non conosco e per il quale non ho tanta voglia di mettermi lì a sfogliare dizionari. Però, magari vediamo: se trovo un'edizione inglese a poche lire la prendo, dai. Ma quanto mi costate?
    05/01/2004 01:56
     

  4. e ora... i quaderni del carcere!
    05/01/2004 23:41
     

  5. caro mac, capisco che l'audience ha le sue regole ferree, peró quando qualcuno ti scrive "Moby Dick va letto in originale, che diamine!", un bel vaccagare si puó anche scrivere, no?
    06/01/2004 02:56
     

  6. Moby Dick è un GRANDE libro e Pavese ne ha tratto una traduzione superlativa (infedele, dice creatura: può darsi, ma è meglio un grande tradimento che un piccolo amore).
    06/01/2004 20:47
     

  7. bah...quella su pavese che conosce l'inglese "approsimativamente" è nient'alro che una stupidaggine. ottimi acquisti, entrambi.
    06/01/2004 23:26
     

  8. Tutti addetti ai lavori, eh? Il mio nome compare dopo la dicitura "traduzione di" su un po' di libri e libretti in commercio: penso di sapere qualcosina sull'argomento. Ed ora, per movimentare il blog, duello! Scegliete voi le armi: facciamo a borsettate o a chi ha il curriculum più grosso? (PS Per Shangri-La: d'accordissimo, il Moby Dick di Pavese è una gran bel libro. Non quello che aveva scritto Melville, ma pur sempre un bel libro).
    creatura
    07/01/2004 01:37
     

  9. creatura, visto che mac non mi da retta te lo dico io: ma vai a cagare, tu, il tuo curriculum e i tuoi libri e libretti!
    07/01/2004 02:19
     

  10. Umbe', gente fina da queste parti, eh? Il nuovo anno porta doni inaspettati. Gentile Fabio, le mie funzioni intestinali sono regolari, grazie. Le Sue intellettuali un po' meno, a giudicare da ciò che ho letto dando una rapida scorsa al Suo blog. Mi stia bene. (U. scusa, giuro che chiudo qui).
    creatura
    07/01/2004 05:09
     

  11. Uh! Niente come i battibecchi per tirare su l'audience, ne sa qualcosa la tv. Su, adesso fate i bravi, che del resto voi due, se vi conosco un po', andreste d'accordo e poi fareste la gara a chi dei due è più snob, e tutti e due non siete messi male in questo campo, vero creaturina? Vero Fabiuccio? Per cui, su, seppellite la borsetta e state bravi. Credo che ci sia del vero in ognuna delle opinioni espresse (ma che diplomatico che sono!). Mi piace la lingua un po' "datata", come ha detto qualcuno, di Pavese, perché il libro è del 1851 e quindi non ha senso che venga tradotto in una lingua moderna. Anzi, se esistesse io vorrei una traduzione in un italiano ottocentesco, ma non c'è, se non sbaglio. Circa poi il tradurre in generale, son d'accordo con Shangri-la, che poi dice, temperando i toni, la stessa cosa di Creatura: è una traduzione magari infedele, ma il ritmo è splendido. E poi non ha detto un mio celebre omonimo che tradurre è dire quasi la stessa cosa? E' in quel quasi che sta tutta l'arte. E il quasi di pavese per ora non mi ha dato fastidio. Circa poi il testo originale, beh, eccolo qui.
    07/01/2004 05:34
     

  12. Macu' Cerchiobottista! Adesso vengo lì e ti fustigo. (che belle le risse a casa degli altri!!!)
    07/01/2004 05:52