Vuoto è come mi sento in questi giorni. Da qualche parte relegata nel cervello la solita voce urla: I REGALI DI NATALE! Presto! Corri a comprare, a impacchettare, a impazzire, corri!
Invece cazzeggio. Adesso per esempio son qui in casa a Milano, Bach sparato nelle orecchie a tutto volume, meglio di qualunque Xanax, e giro per la rete. Ho passato un piacevolissimo sabato in quel di Genova, prima fra gli ulivi in maglietta a prendere il sole, poi per il centro insieme con uno che possiede ben due metri di intestino in più rispetto al normale. Pazzesco. Girando per le viuzze del centro storico tutte addobbate per natale e piene di localini nuovi, mi guardavo intorno un po’ in ansia: no, nessuno lo guardava inorridito. Si vede che da fuori davvero non si nota.
Poi la sera è bastato farmi un po’ di sangria per perdere il controllo e fare il cretino. E il tipo dai due metri in più s’è anche un po’ seccato. Stavo per dirgli, Dai, non far così, che ti si rovina la digestione! ma poi ho pensato che non era il caso.
Così. Son giorni vuoti, questi delle ferie. In sospeso, aspettando la mazzata dei giorni in famiglia e dell’esplosione calorica, poche persone qui a Milano, qualche commissione da fare.
Mi sento in standby, come gli aerei prima del decollo. Anzi no, come davanti alla sala operatoria: la preanestesia è già in vena e aspetto solo che tutto si compia.
Io magari mi sforzo, ma mica mi riesce d’esser tanto partecipe.