Nell’immenso calderone disordinato e ribollente di disparate cose che non so più mettere insieme, che sfugge al mio controllo e che ribolle alla mia voglia di sapere e di cambiare (e meno di fare) oggi s‘è aggiunto un pezzettino in più. Potenzialmente devastante, temo.
Non contento d’aver fatto ieri sera le prove col gruppo e d’essere quindi tornato a milano stamattina all’alba, oggi con una collega siamo fuggiti su un taxi alle sei meno dieci per precipitarci al corso di Project Management sponsorizzato dalla Regione. Durata prevista: quattro ore, cioè fino alle 22.30 (inserire verso ansimante alla Fantozzi.)
Che uno magari dice: è cos‘è il Project Management? E soprattutto, perché tutti dicono manà gement, che invece si dice mà nagement? Vabbè.
Succede che tempo fa il capo mi grugnisce: —Lvuoifà re csodProjectMà nagmnt? Io, come sempre —Eh?
Poi mi faccio spiegare e capisco che mah, son corsi della regione guarda un po’ se interessano. Mi interesso e mi sembra un’accozzaglia di cose. C‘è l’inglese (che va a ruba fra i colleghi) e poi una serie di altre cose tipo la Programmazione Neurocosa, quella roba lì che fanno i venditori porta a porta per capire cosa pensi se guardi a sinistra mentre cercano di venderti un aspirapolvere, e io dico no, dai, francamente magari un’altra volta. E insomma che alla fine mi dico senti, proviamo ‘sto project mà nagement anche se di diventare manager di alcunché non rientra nel mio project, enonèvero.
Somma che la regione dice che mi han preso e io chiamo per iscrivermi e già son dolori: —Ma guardi che il corso non si fa, sa? Poi invece no, si fa. Poi stasera vado e in sto posto che sembra un appartamento incasinato c‘è pieno di gente e tutto sommato l’atmosfera non è neanche male se non fossero quelle placche della Microsoft che si complimenta per aver implemented le skills e helped a diffondere il Verbo e il competitive advantage e sailcà zzo grazie ai corsi sui loro software. Sono ovunque, ‘ste placche: le prossime le mettono sul soffitto.
Però al nostro corso stasera c’eravamo solo io e la mia collega. Gli altri? —Loro l’hanno già fatta, questa è una lezione di recupero per voi. Cioè scusa cosa vuoi dire? Ho appena messo piede dentro e sono già ripetente?
Il tipo che insegna si irrita perché non ha da scrivere, che scrivere gli serve a scaricare la tensione, e sarebbe anche simpatico se non che ogni due secondi ci chiede se sta andando troppo veloce. Sarà un tic, penso io alla 427 volta che ce lo chiede. Siamo in due, cazzo, se non capisco ti chiedo, no? Poi sembra confuso, spiega seguendo le orride slide (comic sans con sfumatura azzurrina al centro) ma ogni tanto perde il filo e sembra voler facilitare tutto: —Ecco questa slide… no beh no dai questa non la facciamo, tanto non serve. Passiamo a questa dove vi faccio vedere, gli stakeholders… che sarebbero i partecipanti eccetera eccetera, ma anche qui magari ora è un po’ difficile andiamo avanti. Questa… ecco sì questa va bene.
Ci ha preso per minorati? Mi osservo con discrezione la felpa: magari ho scelto quella coi disegnini idioti (no, avevo quella sobria da snowboarder sedicenne). Ogni tanto ci guardiamo noi due studenti e cerchiamo di non metterci a ridere.
Poi lei esce prima con una scusa implausibile che non le sarà perdonata in aeternum e io resto prigioniero. Eccomi qui, in quest’aula assurda dall’altra parte della città a un corso che sembra il contrario esatto di quel che vado cercando di questi tempi. Rifletto sull’energia confusa e ingarbugliata che quest’uomo sembra emanare e penso a che meridiani gli tratterei se ce l’avessi sul futon, ma non ho tempo di darmi una risposta perché ho da elaborare il mio primo Bìsness Chèis Document, e mi chiedo fondamentalmente cosa CAZZO ci faccio qui.
Ma è un qui generale, un qui così enorme, universale e cosmico che lascio perdere, che non è mica il momento per le seghe esistenziali che qui preme il fare, testina c‘è il lavoro che aspetta! C‘è una Project Description da definire, c’e da scrivere il Current State e il Future State e il Background e i Benefits e i Needs e la Technology, i Costs e soprattutto le Alternatives e là in fondo al cervello la senti o no la vocina che se lo chiede anche lei, e da un po’, come l’eco: e a me? Scusa ma non me la trovi anche a me per favore una bella Alternative? Eh? Per favore!
Esilarante.
E’ proprio così, signora mia. Non le dico ai master in bocconi come parlano, roba da non crederci.
Senti, ma come, eh?
hai snobbato la PNL? ahi ahi ahi ahi….
Ehhh, da quando non faccio più docenza (2 anni) e da quando non faccio più il tutor (1 anno) non ci sono più i corsi di formazione di una volta, signora mia ;-D
brutta roba.. ho presente quegli ambienti, quegli appartamenti pieni di placche Microsoft.. che poi un corso della regione (FSE) l’ho fatto pure io, ma sono stato fortunato e mi e’ andata bene.. mah! il piu’ delle volte pero’ servono solo a “metter su sconci pupazzi”..
Il resoconto è sicuramente reticente: non ci credo che non ti abbiano rintronato almeno mezzora anche con l’analisi SWOT e con mission & vision (che poi sarebbero il current state e il future state, ma detti in un modo molto più figo… ché ora l’ha detto pure D’Alema che al governo serve una mission).
ti trovo sempre di penna felice amico mio. Se non sapessi che sei anche stronzo, mi potrei commuovere (mai superare la distanza fra l’autore e la persona)