Oh, si diceva se non sbaglio di autostrade, no? Beh, in effetti stamattina alle sei in punto, nel buio, il quipresente s’è alzato, ha fatto colazione, s’è sistemato come poteva (difficile vestirsi quando si è addormentati) ed è partito con la fida quattroruote.
Però partire da Milano all’alba con un tempo come quello di stamattina è meraviglioso. A sinistra la fila di monti scuri, come quinte di carta nera contro un cielo azzurro che si fa sempre più giallo, a destra il volto pallido delle alpi, tutte riunite a salutare. Mette quasi allegria, se sei abbastanza sveglio per rendertene conto.
Spremuta e brioche all’autogrill e poi via di corsa, a Genova, e oltre.
Sì perché la meta è Spoleto. Si va a discutere dello spettacolo per il prossimo festival. O insomma, si andrebbe, visto che all’altezza di Sestri levante squilla il cellulare: è il Maestro, nientepopodimeno. Il colloquio salta per impegni improrogabili.
E così il grande viaggio si trasforma in una passeggiata sulla spiaggia assolata e deserta di Sestri. Chissà forse è stato meglio così. E poi girare per Genova in un giorno feriale mi ha rimesso voglia di tornarci. Sto cominciando a pensarci davvero.
(Comunque a Spoleto ci andiamo, ma forse una capatina la faremo anche in Norvegia, al festival del Baltico. Mica male, no?)