Il pensiero che un’altra vita sia possibile, il pensiero di non avere più l’orario di lavoro fisso, lo sguardo sul monitor, la macchinetta del caffè.
Il pensiero di lasciare tutto questo, di scegliere l’insicurezza, la follia, la mancanza di radici. La scelta di seguire una parola che mi mette i brividi, che mi fa paura, di cui non mi sento degno.
La musica.
Ci credete? Mi viene la pelle d’oca a pronunciare questa parola. La musica. Ninfa inebriante da inseguire con incoscienza, consapevoli (sempre!) di non esserne all’altezza, di esserne sempre infinitamente lontani. La musica la musica, la musica. Mi gira in testa quest’idea e non ne posso più di tutto il resto, e mi dico: non hai il coraggio. Codardo! Vile!
E mi sento dire (giusto poco fa, dal mio capo): “basta che decidi”.
Il momento buono è adesso. Ora o mai più, è brutto quando ti rendi conto che una frase fatta ti si applica alla perfezione. Basta che decidi, basta che lo vuoi.
La musica, ora o mai più.
E io sto qui alla tastiera e ho paura.
Che fare? Se puoi darti del tempo per riflettere, fallo e fallo bene. Se no... guarda se ciò che ti suggerisce l'istinto può essere supportato anche da una base logica. A volte succede, basta saper vedere le cose da lati diversi... (ok, per l'ennesima volta son riuscito a dare un consiglio assolutamente fumoso e contorto dicendo, alla fine, pressoché nulla... avrei una carriera in politica... :-| )