Realizzo con un non so che di angoscia latente che a settembre saranno dieci (10! å!) anni da che per la prima volta misi piede a Milano.
Dieci anni è una cifra tonda che inviterebbe a fare dei bilanci, se non fosse che grazie a dio sono perfettamente in grado di resistere a questa tentazione. Fare bilanci è una pessima abitudine, vorrei sottolinearlo con convinzione.
Pensavo di festeggiare con un mega-evento in un locale ultra-chic di quelli milanesi fighissimi con le luci basse che non vedi gli scalini, i neon blu che fanno locale alla moda, i camerieri antipatici che danno atmosfera anglosassone e i drink imbevibili ma carissimi.
Chiederò a un dj palestrato rigorosamente extracomunitario un sottofondo di noise-music, qualcosa alla Einstürzende ma molto più ignorante con accenni frequenti alle sirene di Varèse, citazione-culto per pochi intenditori. Andranno fortissimo anche i motori a scoppio, in tonalità minori e dolenti.
Una macchina del fumo spargerà per il locale una nebbiolina all’altezza del polpaccio: visto che nella realtà la nebbia è sparita, almeno ricordiamola così, con simpatico affetto, vista dall’alto.
Barrette di incenso all’asfalto, al mercurio e all’essenza di scappamento ricreeranno un’atmosfera olfattiva ben nota a tutti. A dir la verità basterebbe anche tenere aperte le porte, ma meglio rinforzare il concetto.
Sarà un evento fantastico a cui participare assolutamente, se non fosse che non lo dirò a nessuno. Altrimenti che festa milanese sarebbe? Ci sarò solo io a sorseggiare un Martini sbagliato.
Dove sbagliato è la parola importante.
Giuro: non ho mai letto una descrizione così bella ed esatta della vita notturna milanese. Roba da trattato di sociologia.
a varese non ci sono le sirene, e se ci sono non le invitano alle feste di milano.