La vita istruzioni per l'uso - article - Suite Francese

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Suite Francese

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A pagina 349, dopo l’ultima pagina del romanzo (o meglio delle due parti che ne sono state scritte delle 4 o 5 che Irène Némirovsky aveva in progetto) comincia l’Appendice, e l’Appendice a sua volta comincia con i diari dell’autrice, e a pagina 359 leggi:

2 giugno 1942. Non dimenticare mai che la guerra finirà e che tutta la parte storica sbiadirà. Cercare di mettere insieme il maggior numero di cose, di argomenti… che possano interessare la gente nel 1952 o nel 2052. Rileggere Tolstoj. Indispensabili le descrizioni, ma non storiche. Insistere su questo.

Ed eccomi lì, nel 2007, ad amare questa donna che con uno sguardo incredibilmente acuto, cinico e spietato come solo l’occhio di un vero scrittore sa essere, ha saputo raccontare la disfatta della Francia, la disastrosa fuga di un’intera nazione dalla Capitale, l’invasione dei tedeschi, l’occupazione.

Una scrittura viva e potente ancora oggi perché racconta “la vita quotidiana, affettiva, e soprattutto la commedia che è specchio della vita di tutti i giorni”.

Un libro scritto da una donna che pochi giorni dopo aver lasciato nel diario la frase che ho citato viene arrestata e deportata a Parigi, poi a Birkenau, e infine soppressa nella camera a gas, il 17 agosto 1942.

E pensare che aveva in mente di raccontare la storia dei suoi personaggi durante e oltre la guerra, praticamente seguendo gli eventi in tempo reale con una lucidità e una comprensione della sua epoca che lasciano sbalorditi.

E dopo l’Appendice ci sono le lettere dell’autrice e quelle di suo marito: lui si dispera perché non ha più notizie della moglie e giorno per giorno cerca di rintracciarla senza sapere che è già stata uccisa, e infine viene arrestato e deportato anche lui. Sono lettere che si leggono con angoscia, una cronaca fedele e tremenda.
Restano le loro due bambine che i gendarmi braccano come banditi e che passeranno mesi in freddi scantinati nascoste da persone amiche riuscendo infine a sfuggire alla cattura. Soltanto diventate adulte trovano la forza e il coraggio di ricostruire gli appunti e pubblicare —nel 2004!– questo libro.

Chiudi l’ultima pagina con un senso di disperazione, di ansia e assurdamente vorresti che tutto fosse andato diversamente, che almeno lei, dio santo, almeno lei che sapeva scrivere così, fosse sopravvissuta allo sterminio e l’avesse raccontato con quello sguardo limpido e inflessibile che possedeva.
Solo occhi come quelli della Némirovsky sono stati in grado di trasmetterne davvero tutto l’orrore.

Leggetelo.

Macubu -   -  2. luglio 2007, 00:42
  1. lug 2, 15:50
     

    Oddìo, quanto ho amato questo libro e quanta morbosa curiosità ho provato leggendo la storia tra Lucile e l’ufficiale tedesco. Ma tutti i personaggi sono sublimi: la signora Pericànd la signora Angellier, lo scrittore e la sua amante, i coniugi impiegati di banca e il loro figlio Jean-Marie.
    Ti suggerisco di leggere anche gli altri libri di lei. Crudelissimo “Il ballo”, sempre Adelphi ma della Piccola Biblioteca. Irène è una di quelle scrittrici che mi sarebbe piaciuto conoscere di persona.

  2. lug 2, 16:55
     

    Ecco, se uno magari voleva mettersi a leggere uno qualsiasi dei 60 e passa libri mai aperti che ha in casa, con questo post direi che è stato letteralmente deviato dai suoi propositi.
    Però c’erano ed erano pure buoni (ecco, che si sappia).

  3. pedraz
    lug 4, 17:47
     

    bartolini! ancora qui a fare il professorino?

  4. lug 5, 02:15
     

    Toh, quanto tempo…