Sono io la morte
e porto corona,
io son io di tutti voi
signora e padrona
e davanti alla mia falce
il capo tu dovrai chinare
e dell’oscura morte
al passo andare.
Sono andato a vedere Les invasions barbares. Fate un momento di silenzio, per favore, togliete il cappello, siate composti. Perché qui siamo in presenza dell’ultimo mistero. Un mistero che, come si dice qui senza tanti fronzoli, aspetta tutti noi.
Strano come nella nostra cultura, nella nostra cattolica Italia, il tema della morte sia affrontato solo quando si tratta di quella degli altri o comunque con vigorose toccate di coglioni. Se volete potete farlo adesso. Così, bravi. Perché, vedete, qui si parla della vostra morte, della nostra morte. La nostra personale, futura, irrimediabile piccola morte.
Si ride molto, qui. Davvero. Mentre scorrevano i titoli di coda m’è venuta in mente la parola con qui dovevo descrivere il film. E’ Oratorio. Le invasioni barbariche è un ‘Oratorio sacro in un solo atto’. Un Oratorio buffo e sacro in un solo atto.
Un Oratorio dove riderete, piangerete, rifletterete molto.
Quante parole si dovrebbero sprecare per dire tutti i meriti di questo film. Ma questo film invece le parole le usa con un’attenzione sovrumana: meglio imparare da lui.
Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo,
posa la falce e danza tondo a tondo,
Rifletterete molto su di voi, sui vostri genitori, sui vostri amici. Spero che ne abbiate, di amici perché altrimenti sarete molto tristi durante la proiezione di questo film.
Però rifletterete anche su altre cose. Per esempio sul fatto che evidentemente si pu fare un film dove il nome di Marcuse, tanto per fare un esempio, cade in modo spontaneo, credibile, persino divertente in una conversazione che non ha nulla di cervellotico e di pesante, ma è anzi un balsamo per le nostre intelligenze tanto prese a calci. (Oh, a proposito, questo film canadese cita pure Berlusconi. Ma è perché si parla di intermittenze dell’intelligenza, voi capite.)
Rifletterete sul fatto che evidentemente si possono affrontare temi enormi, vasti come la storia dell’occidente o l’agonia e l’eutanasia con qualche dialogo, con una visita ai sotterranei di una chiesa, con una conversazione in terrazza. Ah, ancora questa parola: conversazione. L’ho usata anch’io, questa parola, tempo fa. E qui i miei argomenti li ho rivisti uno per uno, mi ci sono davvero ritrovato.
Basta, ho già parlato troppo, sotto l’emozione del film appena visto. Se non fossi stato in “decorosa” compagnia, avrei pianto come un rubinetto. In compenso ho riso senza freni.
Adesso non state lì, non abbiate paura. Andate a vederlo: è lo spettacolo di un’agonia che riconcilia con la vita.
il giro di una danza e poi un altro ancora
e tu del tempo non sei più signora.
[Questa è la mia opinione, ovvio. Ma ci sono altri che dissentono vigorosamente o criticano smaliziati... Come sempre, giudicate voi.
Oh, e come dice marquant, forse domani mi vergognerò di quest’entusiasmo. Beh, pazienza.]