A parte i ragazzoni attenti alle trapunte, mi capita di mettere gli occhi su altre cose, in questo periodo. Per esempio libri. E’ un po’ che non parlo di libri.
Sto leggendo contemporaneamente e come al solito confusamente un sacco di roba eterogenea. Il libro più strano di tutti è Designing with web standards di Jeffrey Zeldman: un libro che con me non ha assolutamente niente a che fare. Devo creare siti web? No, o meno, non necessariamente, eppure me lo sono comprato e incredibilmente lo sto persino leggendo. E ogni tanto mi fa addirittura ridere. La mia trasformazione in geek è quasi completa, ormai: chissà se i baffetti sono il tocco finale?
Poi sto collezionando i volumi della Storia d’Italia di Montanelli, regalati dal Corriere. E qui devo dire un paio di cose: una è che ho cominciato a leggerla e come sempre mi rendo conto che di tutte le belle storie che ci sono nei romanzi, nessuna regge il confronto con la Storia vera: ci sono certe scene, in questi primi anni corruschi dell’alto medioevo…
Le devastanti calate degli unni che piombano sui goti, i quali assiepati sulle rive del Danubio, uomini, donne e bambini, gridano implorando aiuto disperati alle guardie romane sull’altra riva, mentre dietro di loro il mondo va in fiamme; certi intrighi bizantini fra l’Oriente e Ravenna, fra lettere e contro lettere e mosse e contromosse; la scena degli schiavi che scavano la tomba di Alarico nel letto del Busento deviato apposta, per poi essere tutti uccisi affinché non raccontino mai il luogo esatto in cui giace il corpo; momenti che ti si piantano nella testa con la forza invincibile che solo la grande storia possiede. Altro che cinema.
E poi, della storia di Montanelli, colpiscono le introduzioni che in ogni volume ne raccontano brevemente la genesi e danno conto delle critiche e delle lodi ricevute, e con più immediatezza del testo stesso ti fanno capire quanto Montanelli fosse un vero signore nei modi, nell’ingegno, nello stile.
L’altra cosa che devo dire di questa Storia d’Italia è che mi fa sentire vagamente in colpa. Vi spiego: il Corriere vende a un prezzo in fondo niente male questi bei libroni. Io però ho sempre odiato la Grande Opera Importante Rilegata e messa in fila in libreria: mi fa orrore. Eppure, quando prendo in mano questi bei volumoni, quando li guardo uno vicino all’altro, mi piacciono. Mi piace guardarli. Vi rendete conto? E’ orribile. Viene un’età in cui la sfilza di libri uguali sullo scaffale ti fa meno senso. E’ il segno drammatico e incoercibile o dell’imborghesimento, o del rincoglionimento. Non so quale delle due preferire.
Oggi poi in giro per uno svogliato shopping isterico pre-natalizio, fuggendo le folle del centro mi son rifugiato in libreria (dove si incontra la gente più strana e non faccio nomi, solo link) insieme a mark e al fidanzatodi e ho resistito stoicamente a un sacco di tentazioni, per poi cedere al primo della trilogia di Izzo: Casino totale.
Resistere stoicamente non è servito: poco dopo alla FNAC cedevo alla tentazione di altri due libri: Richard Yates, Revolutionary road e Colson Whitehead, The colossus of New York, che spero di far fuori in fretta.
Prima però viene Zeldman: CSS non avrai segreti.
Altre letture da consigliare? O magari delle discoteche dove andare il sabato sera, per non star qui a leggere come un nerd?
Dei Css puoi avere una discreta conoscenza anche solo andando, che so, qui, o qui.
...E infatti A List apart è fatto da Zeldman: i cerchi che si chiudono, neh? Ubu, tu ancora non lo sai ma questo è l'inizio della fine, ti trasformerai in un vero nerd-geek, proprio come tanti di noi. quando ci rivediamo ti spiego cosa vuol dire fare questo mestiere e/o avere questa passione: scappa fin che sei in tempo!! E a proposito, magari quando passo da Mi (presto) ti porto fuori, così ti distrai un po'...