Giro per i corridoi del nuovo posto di lavoro: sono meno luminosi e più sporchi di quelli di prima. L’impressione, non piacevole, è di essere finito ancora nel mondo della Grande Azienda. Quella tutta codificata, quella con le procedure precise e da rispettare al filo. Il reparto è enorme, e ho l’impressione che ci siano i club e i gruppetti come al refettorio della high school nei film americani: the jocks, the nerds, the queers, the weirdos, etc etc.
Giro per i corridoi e non conosco nessuno. C‘è chi si presenta e chi invece osserva un po’ distante, annusandomi o tutt’al più chiedendosi chi potrei essere.
D’altra parte ci sono poche cose divertenti come scoprire un nuovo posto di lavoro: le nuove piccole manie di chi ci sta, i riti collettivi (qui c‘è di nuovo il calcetto), le cose che si fanno senza dirle, e quelle che si dicono senza farle, quelli da stare a sentire e quelli da evitare, eccetera eccetera.
Comunque sia, è tutto molto strano.
Per ora mi guardo intorno, e paziento.
In bocca al lupo.
E tu in quale gruppetto vorresti entrare? Le Plastic?
attento che il calcetto – come la parola ciceri durante i vespri siciliani – può significare vita o morte.
il calcetto sarebbe già un buon motivo per un carpiato dalla finestra.
ma almeno sanno che sei una star?
Con calma, con calma. Con calma.
Al massimo ti licenzi pure da qui, e torni al lavoro vecchio :p
Hai già conosciuto Emma, l’Uragano Emma?
Ovviamente sì, marcuch… l’uragano mi ha già portato in giro per i corridoi…
Non so niente di che lavoro fai, da dove vieni e dove sei finito, ma ti faccio comunque partecipe della mia regola aurea sul quanto bisogna pazientare: ci vogliono nove mesi per capire veramente dove si è capitati. L’ho scoperto facendo molto esercizio.
Ok, vic… ci sentiamo a novembre!