Mi capita ancora di incontrare fior di professionisti, anche di una certa età, che sono severi con sé stessi per gli insuccessi (o presunti tali) che hanno collezionato nella vita. Li confessano tristi come macchie indelebili sul loro curriculum, oppure ne tacciono, che è ancora peggio. E si castigano in silenzio, magari per anni, e si dicono che devono fare meglio, che questa volta devono impegnarsi di più. E se non lo dicono, comunque si vede che lo pensano, magari senza nemmeno esserne troppo consapevoli.
Ovvio invece che chi ha successo nella vita (comunque vogliate definire il successo) lo deve al fatto di non essere mai severo con sé stesso.
E’ tutto il contrario, insomma. Ma non l’avete ancora capito?
Eh?
;-)
anche tu nel tunnel della droga.
come mai mi viene da pensare che hai deciso di non essere troppo severo con te stesso, pur non essendo ancora un vecchio professionista di “una certa età”? non ti è chiaro che quelli ora si pentono soprattutto della giovanile scelta a favore della non severità?
Sì sì, l’ho deciso tempo fa, Mr.USA. Però bisogna intendersi: con severità intendo dire l’atteggiamento punitivo, autosvalutatorio, sprezzante, eccetera. Questo non significa rinunciare a essere esigenti e realistici con sé stessi. Ma comporta un totale cambio – come posso dire – di colore, di dialogo interno, che diventa molto più indulgente e accogliente. Un tipo di dialogo interno che specialmente in questa città mi capita di incontrare molto raramente nelle persone. (Per quel che di un dialogo interno mi è dato di intuire nel prossimo, s’intende…)
OK, MA ATTENZIONE ALLE PANTOFOLE...