E’ uno di quei momenti quando tutto ti si disfa in mano, quando tutto il lavoro che avevi fatto è stato preso, appena un po’ cambiato, e in quel solo momento, in quel rapido gesto del polso sembra aver perso ogni senso.
E’ dalle due e mezza di oggi pomeriggio che devo scrivere delle cose, ma sto (stiamo) girando a vuoto, senza sapere dove andare a parare. E poi sono distrattissimo. Ogni tanto mi sorprendo con la testa altrove, magari dietro al blog. (“Potrei fare un menu rollover in CSS…”)
Intanto la mia vita va in pezzi. O così almeno mi sembra in questo periodo, quando piove tutti i giorni, quando ho a che fare con un mega-progetto lavorativo da delirio collettivo (la talpa, al confronto, impallidisce e risprofonda nel sottosuolo), quando mi sento un po’ più solo del solito.
Girare a vuoto mi stanca più di ogni altra cosa. Mi devasta il cervello.
Ogni tanto sogno di fare come il protagonista di American dream beauty e andare dal Burger King qui vicino a chiedere un lavoro con “the least possible amount of responsibility.”
Oh, ma che lamentoso, però.
(Giuro, dico, giuro che il tono di voce cambierà. Prometto. – I lettori vogliono emozioni positive!)