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il blog di ubu

Io rido (non) da solo.

Che poi è una cosa imbarazzante. Metti che, come m‘è successo ieri sera, vai a teatro con amici ma siccome hai prenotato tardi l’unico posto che trovi è da solo fra persone che non conosci.
E metti che ti capiti quello che succede sempre a me, cioè che ridi in modo incontenibile e spesso in controtempo rispetto agli altri. E’ veramente seccante, ti assicuro. Esplodi con la tua tipica risata a piena voce e spaventi le vicine, che non se lo aspettavano. Allora tenti di arginare la risata ma è peggio, perché sobbalzi soffocando sulla poltrona e di solito non è un bel vedere. L’unica è cercare di sfogarsi quando ridono tutti, e tentare di abbassare il volume quando viene da ridere solo a te.

Come quella volta quando Bergonzoni, dopo una di quelle sue tirate al fulmicotone quando non ti dà il tempo di ridere per tutte le battute perché stai ancora sfogando le risate per quelle precedenti e speri che smetta, smise appunto all’improvviso per cambiare discorso e prendere un attimo di pausa ma citò en passant il “pesce vinavillo”. E io esplosi da solo nel teatro e lui si voltò per un momento a cercarmi in platea, e io mi vergognai molto. Nessuno rise a sentir nominare il pesce vinavillo in una ricetta che comprendeva l’ingrediente: “colla di pesce vinavillo”, forse perché la menzione arrivava senza il tipico tempo comico di quando ci si aspetta una risata e il pubblico non era pronto. Ma per me era stata una battuta irresistibile. Io, il pesce vinavillo, me l’ero perfettamente figurato: bianco, cilindrico, con tanto di boccuccia stretta chiusa da un tappino che prima o poi si perde. Impossibile non ammazzarsi di risate.

Questo per dire che ieri sera Angela Finocchiaro, interpretando le decine di personaggi di Miss Universo scritto per lei da Walter Fontana, mi ha fatto saltare sulla sedia per un’ora e mezza, e m’ha anche tirato fuori delle risate a tradimento, di quelle che ti prendono alle spalle quando meno te lo aspetti e che magari fanno ridere solo te. Ieri sera una di quelle riguardava la foresta e l’anidride carbonica. Non faceva molto ridere di per sé, ma qualcosa nel modo in cui la Finocchiaro l’ha detta m’ha fatto morire. Mah.

Comunque sia, io non mi capacito del perché ‘Walter Fontana’ ancora non sia uno di quei nomi che tutti conoscono e citano a vanvera. Che non sia strafamoso e con i fanclub con magliette e cappellini. Non mi capacito del fatto che qualunque sciacquetta conosca il nome ‘Costantino Vitagliano’ e non abbia mai sentito o non ricordi il suo. Non mi capacito che non escano ogni mese lunghi e dettagliati profili di Walter Fontana su Vanity Fair, Vogue, e magari GQ. Non mi capacito del fatto che ci sia chi lavora nel marketing o nella pubblicità e non abbia mai letto L’uomo di marketing e la variante al limone. Insomma, dai ragazzi!

Quest’uomo è una delle migliori penne, una delle più divertenti e lucide e implacabili e sottili che ci siano nel nostro paese, ma tant‘è riesce sempre a sfuggire ai riflettori. Anche quando magari la sua voce ce l’hanno presente tutti: era lui il cattivissimo regista che tartassava la Cortellesi negli sketch – da lui scritti – di ‘Magica Trippy’, tanto per dire.

Miss Italia è un tour de force con un testo geniale recitato da un’interprete ideale. La Finocchiaro impersona sei o sette personaggi (e un tot di comparse) e non si ha mai alcun dubbio su quale di questi stia parlando: basta la voce e un accenno di postura diversa e tac, davanti a te c‘è un’altra persona e un ambiente diverso, anche quando il cambiamento è velocissimo e lo scambio continuo. Ha del miracoloso. La storia è il dipanarsi sgangherato e divertente di una nevrosi dall’eco cosmica, una nevrosi che tira in mezzo addirittura dio e l’universo, e diventa il pretesto per una marea di sketch, di riflessioni e di risate.

Due cose mi hanno colpito: l’orecchio incredibile di Fontana per le espressioni gergali, per le frasi fatte che in due parole ti inquadrano la persona e il suo modo di pensare e il suo mondo di riferimento – e questa è una cosa che già mi aveva colpito e riempito di invida shifosa anche nella lettura dei suoi libri.
La seconda invece è nuova: è uno sguardo bonario e affettuoso e accogliente che si avverte in tutto lo spettacolo nei confronti dell’umanità in genere. Ci sono cose che a Milano e nell’occidente in generale, nel 2006, si possono dire solo dietro secchiate di ironia, ma sotto le risate m‘è parso di sentire Fontana e la Finocchiaro mormorare: Pss! guarda che al mondo siamo tutti uguali, non aver paura! C‘è un sacco da ridere e da giocare insieme, in questa vita! Vieni qui, prendici per mano: in questo gioco c‘è posto anche per te.

Macubu -   - 16 dicembre 2006, 03:20
  1. E’ bello vederti su di morale. Davvero.

    16/12/2006 10:45
     

  2. Proprio ieri ho rivisto “Volere volare”. Non ho visto los spettacolo di cui parli, ma sono sicuro che la Finocchiaro ci ha messo molto di suo..

    17/12/2006 08:48