Ma che meraviglia! Io amo questi giochini...
Copio e incollo subito da Giavasan:
Il gioco del momento è puramente letterario e si chiama Fincipit. L’ha inventato Eìo e ha una sola regola: si prende l’incipit di un romanzo o di una poesia (ma anche di una canzone o di un film) e lo si cambia per fare in modo che la storia termini lì, subito, stravolgendone la logica.
E l’esempio è fulminante davvero:
L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
è nel caminetto
(Marchino)
Ma anche quello di Proesie non è male:
Dormi sepolto
in un caNpo di grano
ché la mietitrebbia
nonciàilfrenoamano
Presto, giochiamo! Io propongo:
Tutte le famiglie felici sono simili fra loro; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo. Quindi smettiamola di generalizzare, per favore.
[ PS. Il termine Fincipit è coniato da Stark. ]
Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io scantono.
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
Maremma… dove ho messo la matita?
Taci.
La signora Ferrars morì nella notte tra il 16 e il 17 settembre. Mi mandarono a chiamare alle otto del mattino, venerdì 17.
Vi risparmio tutto lo svolgimento delle indagini.
Il colpevole sono io.
Generale, dietro la collina ci sta la notte crucca e assassina e in mezzo al prato c‘è una contadina curva sul tramonto e salta su una mina.
Anch’io gioco, con Ceccherini.
Viene il freddo. Giri per dirlo
tu, sgricciolo, intorno le siepi;
e sentire fai nel tuo zirlo
lo strido di gelo che crepi.
Il tuo trillo sembra la brina
mentre ti mangio con la birra alla spina